SOBRI NEL DELIRIO
SOBRI NEL DELIRIO

SOBRI NEL DELIRIO

Di Yuri Di Benedetto

Frenesia, delirio, eccitazione, sgomento: questo è quello che vediamo e sentiamo da ogni parte.

La situazione oggettivamente è caotica e complessa, tremendamente complessa, diverse linee di interessi e strumentalizzazioni si sovrappongono, generando un gioco dove non si capisce più chi è il burattino e chi il burattinaio. Per questo, consapevoli che in una certa misura tutti finiamo per divenire passivi strumenti che vengono usati, dobbiamo cercare di rimanere più freddi, sobri e lucidi possibili in questo delirio.

Dobbiamo fare ordine e dare una priorità di passaggi in modo da capire cosa fare, cosa non fare, cosa desiderare e cosa non desiderare, cosa rispettare e cosa no. Visto che per il momento altro non possiamo fare. Tutto seguendo le coordinate dell’unica stella che abbiamo, quella d’Italia.

1.      La situazione internazionale si sta aggravando sempre di più, riconfigurando alleanze e strutture che hanno definito il nostro mondo per decenni.

2.      In questo quadro nello scacchiere europeo c’è stata una polarizzazione in questi termini. Con l’Ucraina per la Gran Bretagna (dunque l’attuale UE) e un esercito comune. Con gli USA e la Russia per porre un termine al conflitto e una spartizione di sfere d’influenza. Il tutto in un contesto di sviluppo di un mondo che vede due Potenze (Cina, USA) fronteggiarsi per ora indirettamente. Russia e India sono seconde linee, ma comunque influenti. La Gran Bretagna – forte di una secolare tradizione diplomatica spionistica di alto livello – cospira sistematicamente per annientare la Russia e l’asse allo stato nascente russo-americano. La Gran Bretagna vuole ciò anche a costo della Terza guerra mondiale, mandando – come spesso ha fatto da Napoleone in poi – tedeschi, “europei” e in parte anche russi e slavi a morire per la sua perenne gloria imperiale. Le frazioni militari “nazionaliste” americane vogliono invece assolutamente scongiurare questo evento, dato che pensano da analisi fattuale che un possibile asse con la Russia sarebbe per gli USA addirittura motivo di sopravvivenza storica.

3.      Il nuovo corso americano ha ridefinito gli obiettivi strategici e tattici da raggiungere e quindi ogni premura e ipocrisia è stata abbandonata per un ricompattamento nazionale interno, cercando di eliminare le pesanti interferenze britanniche/tedesche nei vertici del mondo militare e dello stato profondo (si pensi solo al recente scandalo Deutsche Bank in America con pedine britanniche).

4.      La questione attualmente si pone in questi termini: il nemico strategico degli USA è la Cina. Per vincerla necessitano di un riposizionamento della Russia in funzione filoamericano, come ai tempi di Caterina la Grande, Alessandro II e in parte della stessa URSS. Le aperture in tempi rapidi si inquadrano così. I cinesi sono coscienti del possibile confronto prossimo, quindi per mantenere la Russia inoffensiva è conveniente tenerla occupata sul terreno spingendo e appoggiando in modo indiretto Londra, Parigi e meglio ancora anche Berlino in un confronto diretto con Mosca. Questo significa tenere indebolita la Russia, che è il massimo interesse cinese odierno. Con una Russia debole e un’America perennemente impelagata nel regressivo vortice interimperialista europeo, l’ascesa cinese all’egemonia globale sarebbe infatti quasi certa. Rimane l’incognita del nazionalismo indiano del BJP di Mohdi ma per ora, per la dirigenza cinese, quest’ultimo è sicuramente meno pericoloso di un nazionalismo russo sempre più vicino ai militari americani.

5.      La protezione (NATO) ha un costo per gli USA: toglierla vuol dire avere un introito maggiore dal punto di vista americano, oltre a razionalizzare le risorse e riposizionarsi. Perché mette in condizione gli europei di difendersi da soli, ma con armi e tecnologia che producono gli USA. Quindi non più costi, ma ricavi. Ergo 850 mld dollari assicurati entro breve, più tutte le risorse interne dell’Ucraina. Bella mossa di Trump.

6.      Applicando una dose di realismo politico, sappiamo che l’Europa non esiste se non come strumento imperialista della reazionaria e autocratica monarchia britannica, delle isteriche manie di grandezza di Parigi o dei sogni mercantilisti della Merkel. Rimane in sostanza, così, l’involucro di un organismo trans-nazionale creato per favorire lo spostamento di capitali e la creazione di monopoli finanziari, che oggettivamente stanno agevolando su ogni fronte la vittoria continentale del modello totalitario cinese (vedi Covid-19).

7.      Se quindi l’Europa non esiste, viene meno una parte delle posizioni in campo, e rimangono le prospettive dei singoli Stati nazionali con al centro la sicurezza nazionale (ben tornati, ragazzi!)

8.      Dunque, in virtù del nostro servire la causa d’Italia, possiamo delineare le prospettive e le posizioni che dobbiamo assumere.

9.      Il nostro Paese deve recuperare le posizioni perdute in termini militari-industriali, culturali e di propaganda e geo-politici. Il permanere all’interno della struttura europea lo rende un soggetto alla mercé degli interessi inglesi, francesi e tedeschi. Dunque tutto ciò che rompa la gabbia europea dal punto di vista italiano è bene. Tutto ciò che la rafforzi è male.

10.  Il discorso dell’irrilevanza Italiana non regge. È un ragionamento da sconfitti: qualora fosse attualizzata l’essenza mediterranea, l’Italia avrebbe un nuovo senso nell’ordine realista di potenze che si sta formando. L’Italia è più un “Nord mediterraneo” che un “Sud mitteleuropeo” o franco-britannico; la stessa Grande Guerra, che ci viene rappresentata come una guerra inutile, fu in realtà una guerra per Trieste italiana in quanto grande porto strategico mediterraneo.   

11.  L’Italia per la sua posizione geografica NON HA sicurezza geopolitica. Se la deve creare guardando il mondo con la lente della pace mediterranea.

12.  Siamo coscienti che una posizione totalmente sovranista da un punto di vista strategico sia sbagliata nel lungo periodo e infatti non la sposiamo, non a caso proviamo a vedere il mondo con una lente mediterranea, come i grandi statisti sopra citati. Da un punto di vista tattico, la sovranità dalla gabbia europea è però una necessità come hanno mostrato questi decenni di sudditanza europeista.  

13.  Ci sono diverse ipotesi per il prossimo futuro e tutte convergono verso la frammentazione per entropia esterna ed interna dell’Unione Europea. Gli attuali apparati devono scongiurare questa eventualità e ci stanno provando. Noi osserviamo i fatti, cercando di mettere appunto al centro la sicurezza nazionale mediterranea.

14.  I social sono inondati da guerrafondai, divenuti addirittura “antiamericani” da un giorno all’altro. Quotidiani di élite europeiste come “La Stampa” torinese scrivono che l’America non sarebbe più un alleato dell’Italia, ma un nemico. Da quando la nuova amministrazione americana lavora per la fine della guerra, l’antiamericanismo delle élite europee è all’ordine del giorno ed è diventata la nuova parola d’ordine come il “vaccinati se no muori” o “Putin tiranno” lo sono stati prima. Evidentemente è in atto una corposa campagna di comunicazione in favore dei più ferventi difensori dell’Unione Europea anglo-germanica. Alla crisi di consenso popolare si risponde con la sovraesposizione mediatica. È plausibile che sia scattato l’ordine da Londra e da Carlo III di raschiare il fondo del barile prima del crollo, in modo da far trovare il fatto compiuto a chi verrà dopo di loro. Un po’ come quando la Merkel, con le sue centrali spionistiche che derivavano tali e quali dalla precedente Germania totalitaria, impediva che i media europeisti parlassero del cosiddetto “virus marxista cinese” di cui parlava invece la propaganda nazionalista americana di Trump. Il fatto compiuto è un mix fatto da riarmo, una poderosa torsione securitaria e il passaggio all’economia di guerra, l’accentramento dei poteri decisionali in capo a oligarchie lontane.

15.  L’Italia deve saper sfruttare ogni sponda.  Come piede di porco per indebolire l’Eurobritannia e i guerrafondai eurobritannici. Come alleata individuale di altri soggetti potenzialmente emergenti. Seguendo il principio “un padrone lontano è preferibile a uno vicino”, ciò che è oggi contingente ai nostri interessi a patto da contrattare libertà d’azione per sviluppare profondità strategica e ricompattare il Paese in vista della tempesta di domani, lavorando sempre per la sicurezza nazionale mediterranea.

16.  La necessità di non seguire l’attuale UE militarista subalterna a Londra o Parigi, che ha lasciato alla Turchia vitali spazi strategici mediterranei togliendoli volutamente a Roma, non deve farci scadere in un acritico americanismo o in una posizione dogmatica filo-russa. Sappiamo che il nostro Paese ha gravi lacune da recuperare, in termini di comparti strategici controllati da esterni. Ripetiamo: dobbiamo sapere contrattare e sfruttare la contingenza. Esempio: America, vuoi l’utilizzo e il mantenimento delle basi in questa fase? Paga l’affitto. Russia: vuoi buoni rapporti con l’Italia? Non citare mai più nel tuo soft power o nella tua propaganda culturale in modo demonizzante la storia dell’Italia e dei nostri Caduti; demonizza pure gli altri “invasori”, ma lascia perdere gli italiani dalla Crimea a oggi compresa la Seconda guerra mondiale.

17.  Il riarmo va bene se lo facciamo nazionalizzando, convertendo e sviluppando una nostra indipendenza militare, con al centro la pratica della sicurezza nazionale mediterranea. Il pacifismo non è una posizione coerente con l’evolversi degli eventi. Contro questa guerra fino all’ultimo uomo, non contro una eventuale guerra per la sicurezza nazionale mediterranea o per una guerra ibrida, politica diplomatica culturale, per una pace mediterranea e per un’unione mediterranea.

18.  Il rispetto per i combattenti sotto ogni bandiera della nazione è d’obbligo. Chi combatte e muore per lo spirito nazionale merita rispetto. Il valore è una cosa, la politica un’altra.

19.  Quindi, oggi, bisogna rafforzare l’Italia e rilanciare in chiave strategica una nuova visione internazionale che configuri una più attuale e moderna tipologia di sicurezza nazionale, dunque unione mediterranea, e solo dopo forse europea, su basi e interessi differenti.

20.  Tutto per la Patria, nulla contro di essa.

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