ITALIA LABORATORIO POLITICO, CONSIDERAZIONI A MARGINE
ITALIA LABORATORIO POLITICO, CONSIDERAZIONI A MARGINE

ITALIA LABORATORIO POLITICO, CONSIDERAZIONI A MARGINE

Di A.P.

Sicuramente quello italiano è il laboratorio politico più avanzato nel mondo, sebbene la maggior parte degli italiani non se ne possa rendere conto. 

Fu la resistenza dell’Italia profonda – la più avanzata in occidente – a condurre al disorientamento interno le operazioni militari di conquista e annientamento del vicino oriente nei decenni scorsi. Sempre in Italia, ben 12 milioni di cittadini – secondo dati ufficiali purtroppo poco divulgati – rifiutarono il Grande Reset e il controllo sociale militare da Covid-19. Oggi, secondo il sondaggio Pagnoncelli, ben il 40% degli italiani è contrario al piano di riarmo europeo con un terzo che non si esprime al riguardo e con una percentuale nettamente inferiore di favorevoli. 

I dati reali sono probabilmente ancora più alti perciò, andrebbero alzati molto oltre il 50%, ma si accetti pure questo dato, sommandolo ai voti sparsi a Bruxelles e alle dichiarazioni non europeiste e anti-Ventotene della Meloni, subito dopo “la guerra per l’Europa unica igiene del mondo” di Mario Draghi, tutto ciò indica chiaramente che più l’Italia vuole essere o apparire europeista, tanto più si impone viceversa il richiamo profondo del Mediterraneo e della nostra grande tradizione: di uomini di stato realisti e coraggiosi come Giolitti, Mussolini, Craxi che senza timori né indugi percorsero la via dell’essenza mediterranea-occidentale e non continentale. 

Al tempo stesso, questa utopistica Unità Europea – che ha oggi il suo autentico ispiratore e irradiatore nel partito autocratico-monarchico, russofobico e guerrafondaio di Carlo III del Regno Unito, di cui i vari Draghi o Von der Leyen sono fattivi agenti di guerra nel continente – senza una convinta adesione italiana e di Roma al cosiddetto progetto europeo (convinta adesione che non v’è affatto stata in tutti questi anni se non nei circoli massonici dell’estrema sinistra britannica di casa in Italia e dei gesuiti) non ha alcuna possibilità di essere né passare. Certamente, la spinta del nazionalismo controffensivo e controegemonico russo è la più grande contraddizione mondiale dei nostri tempi, come quelle sopra ricordate lo furono negli scorsi anni; il fatto che la stragrande maggioranza degli italiani abbia al riguardo una attitudine per ora sanamente neutralista e non russofobica è sicuramente segno di una notevole evoluzione politica e consapevolezza civica, delle quali le nazionalità francese o britannica non sembrano proprio poter far uso oggi come non ne fecero affatto uso nel passato.

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