Il tempo del Terzo Triumvirato
Il tempo del Terzo Triumvirato

Il tempo del Terzo Triumvirato

Di Vincenzo Pellegrino

Un’analisi oggettiva e lucida della situazione geopolitica attuale è essenziale per comprendere la direzione in cui il mondo si sta muovendo. La storia, che sembra sempre muoversi lungo una linea retta, si rivela invece come un ciclo continuo, che si ripete attraverso le età, ma che mai come ora sembra imprimere un’accelerazione senza precedenti. Il vento della storia, che in passato soffiava in direzioni più prevedibili, oggi appare impetuoso e imprevedibile, costringendo i leader globali a ripensare le loro strategie e alleanze. In questo scenario, è fondamentale analizzare gli attori protagonisti dell’attuale ordine internazionale per capire come le loro dinamiche, le alleanze e le rivalità stiano ridisegnando il futuro. Tre figure spiccano, non solo per la loro influenza, ma per la forza con cui stanno riscrivendo le regole del gioco geopolitico: Vladimir Putin, Xi Jinping e Donald Trump (o, forse, come suggerisce lo scrivente, il suo possibile successore J.D. Vance). Questi uomini, pur con background e obiettivi molto differenti, sono oggi i principali protagonisti di un sistema globale che non è più unipolare ma multipolare, e in cui il concetto di alleanza e rivalità diventa sempre più fluido e sfumato. Ma se guardiamo alla storia, a una storia che sembra sempre ripetersi, possiamo riscontrare una sorprendente analogia con un evento che ha segnato profondamente la politica di Roma: il Primo Triumvirato.

Questo storico accordo tra Giulio Cesare, Marco Crasso e Gneo Pompeo offre una chiave interpretativa per analizzare le dinamiche di potere odierne. Il Primo Triumvirato non fu un’alleanza nata da una visione ideale di governo, ma dalla necessità di dominare un sistema in decadenza. “Nulla deve accadere che sia contrario alla volontà di noi tre”, recitano le fonti antiche per descrivere l’accordo. Con questa frase, si esprimeva la natura del triumvirato come una super magistratura, un potere informale che non faceva capo a nessuna istituzione formale ma che esercitava un’influenza politica e decisionale a livello del sistema stesso. I tre uomini, pur essendo rivali e diffidenti l’uno dell’altro, si allearono per impedire che altri poteri emergessero e destabilizzassero l’assetto della Res Publica Romana. La loro cooperazione, quindi, nasceva dalla fragilità istituzionale di Roma e dalla consapevolezza che solo un accordo tra i potenti potesse evitare il crollo del sistema.

Questa dinamica, pur in un contesto molto diverso, appare sorprendentemente simile a quella odierna. Il mondo di oggi, segnato da un sistema internazionale sempre più fragile, si trova di fronte a un cambiamento epocale, in cui la stabilità degli equilibri geopolitici non è più garantita da istituzioni internazionali consolidate, ma da alleanze tra leader forti e carismatici. Putin, Xi e Trump (o Vance) sono i protagonisti di un nuovo triumvirato informale che potrebbe ridefinire le relazioni internazionali, sfidando le tradizionali strutture di potere e imponendo nuove regole di governance mondiale. La natura di questa alleanza, purtroppo, non si basa sulla cooperazione istituzionale, ma sulla negoziazione pragmatica tra attori che riconoscono il potere dell’altro e sanno di non poter essere superiori senza il consenso degli altri.

Il multipolarismo, oggi sempre più indicato come la via maestra per la coesistenza tra diverse potenze, trova in queste dinamiche una delle sue forme più evidenti. Tuttavia, il multipolarismo non deve essere inteso come la semplice proliferazione di centri di potere, ma come la necessità di un equilibrio dinamico che si fonda sulla cooperazione, anche tra realtà che, per storia e cultura, sono profondamente diverse. In questo contesto, il concetto di multipolarismo non va confuso con l’idea di distruzione dell’ordine esistente, ma con una sua ristrutturazione. Le potenze emergenti non cercano la fine dell’influenza statunitense, ma piuttosto una nuova relazione che garantisca il rispetto reciproco dei propri interessi.

Come sottolineato in un famoso passaggio di Dune di Herbert, “In politica, il tripode è la struttura più instabile di tutte.” Questa citazione è particolarmente significativa perché riflette la natura fragile di un ordine mondiale che dipende da alleanze non ufficiali tra attori potenti e dalla continua negoziazione di spazi di influenza. La struttura del tripode, simbolo della precarietà dell’equilibrio geopolitico, rappresenta perfettamente la situazione attuale, dove le alleanze sono tanto forti quanto vulnerabili. Eppure, il multipolarismo non può essere un concetto fine a sé stesso. Non si tratta di distruggere ciò che è stato, ma di riscrivere le regole in un nuovo quadro di relazioni internazionali. Le rivalità tra potenze non sono più messe in discussione da guerre dirette, ma da alleanze e negoziati che lasciano intatti gli equilibri formali, ma ne riscrivono le dinamiche sostanziali. L’esempio del Primo Triumvirato di Roma ci mostra come, pur nella rivalità e nell’incertezza, possano nascere alleanze che siano in grado di stabilizzare il sistema.

Questa riflessione ci riporta alla realtà geopolitica contemporanea: la Russia di Putin, la Cina di Xi e gli Stati Uniti di Trump (o Vance) potrebbero dar vita a una nuova alleanza che consenta loro di risolvere le principali questioni internazionali – dalle crisi regionali come l’Ucraina e Taiwan, alla gestione delle problematiche economiche e commerciali. La creazione di un “terzo triumvirato” potrebbe garantire la risoluzione delle principali problematiche dei tre Stati, mettendo da parte le
rivalità ideologiche per concentrarsi sui problemi concreti che le tre potenze si trovano ad affrontare. La struttura di questa nuova alleanza, pur essendo instabile e fragile, potrebbe garantire una stabilità differenziata, in cui le tre potenze mondiali si accordano per proteggere i propri interessi senza ricorrere a conflitti diretti. Questo accordo, pur nella sua natura informale, potrebbe essere più efficace delle istituzioni internazionali esistenti, incapaci di fronteggiare le nuove sfide globali. A tale scopo, i tre attori potrebbero porsi come mediatori tra le forze liberali e globaliste che oggi dominano il sistema internazionale, riducendo progressivamente la loro influenza e contribuendo a una ristrutturazione dell’ordine mondiale.

Il multipolarismo non deve quindi essere un ideale distruttivo, ma una nuova forma di convivenza tra le diverse potenze, in cui ciascuna di esse possa perseguire i propri interessi senza l’aspirazione a dominare sulle altre. La vera sfida non è eliminare gli Stati Uniti, ma riconfigurare le loro relazioni con le altre potenze in modo che siano più equilibrate e giuste. Così come il Primo Triumvirato romano ha mostrato, l’arte della politica risiede nell’abilità di negoziare e cooperare pur mantenendo ognuno la propria indipendenza. Se Putin, Xi e Trump (o Vance) riusciranno a stabilire una sorta di “accordo triumvirale” in grado di risolvere le principali questioni politiche e economiche globali, potrebbe emergere una nuova era di
cooperazione che garantirà la stabilità internazionale e, soprattutto, la fine dell’unipolarismo che ha dominato la scena globale per decenni.

La storia non è mai una linea retta che si sviluppa verso un unico obiettivo: essa è fatta di cicli, di momenti di ascesa e di caduta, di alleanze e di conflitti. E, sebbene il nostro tempo possa sembrare radicalmente diverso da quello di Roma o di altre epoche storiche, le dinamiche politiche, economiche e sociali si ripetono, pur con le dovute differenze. Il futuro, come sempre, appartiene a chi è capace di interpretare i segnali della storia, sapendo che le opportunità non sono mai definitive, ma sempre transitorie, e che, come sempre, la politica è destinata a ripetersi, pur evolvendosi di continuo. La storia non è finita. È solo cambiata, e spetta a noi comprendere come navigare il futuro, in un mondo che non smette mai di sorprendere.