Ibis, redibis, non morieris in bello
Ibis, redibis, non morieris in bello

Ibis, redibis, non morieris in bello

Di Kurayami

Osservate queste maschere di vetro, simulacri privi di spirito, che si affollano nelle piazze del nostro tempo, danzando in una pantomima senza volto. Dietro di loro, un teatro vuoto, allestito da Colletti immacolati, sacerdoti della stagnazione, architetti di una guerra che non si combatterà, di un’esistenza che si spegne senza mai ardere. L’Europa giace immobile, sospesa tra un passato dimenticato e un futuro che si dissolve prima ancora di farsi sostanza.

Ma nel cuore del guerriero non v’è spazio per l’illusione. Dinanzi alla battaglia imminente, dinanzi ai venti titanici che distruggono e rifondano le civiltà, non vi sono parole, né scuse, né vane analisi. Quando i tamburi del destino risuonano, essi chiamano al solo atto che conta: l’azione pura, il sacrificio che rende sacra la vita.

Noi siamo eredi del fuoco primordiale, figli della Virtus, scolpiti nella fucina di una terra sacra. Il legame che ci unisce al divino è inciso nelle vene, più antico del ferro, più saldo della roccia. Ma tra gli ingranaggi gelidi del mercato e della menzogna moderna, quanti hanno smarrito la via? Essi si dibattono nel chiacchiericcio sterile, incapaci di udire la voce del fato.

Eppure, il fato non è ineluttabile. Esso si manifesta nell’istante dell’agire, nell’impeto dell’uomo che afferra il proprio destino senza esitazione. Per questo, fratelli e sorelle, non esitate.

Non arretrate. Siate la fiamma che consuma il buio, l’acciaio che fende l’illusione. Che importa se vedremo o meno la nuova alba? La sola certezza che conta è questa: il nostro cuore batte con la terra, e sino all’ultimo respiro saremo vigili, presenti, degni.

Come il soldato romano che prima della battaglia consultò la Sibilla, sappiate che la risposta è già incisa nel vostro sangue.

Non temete. Avanzate. Perché voi non siete nati per piegarvi, ma per resistere sino all’ultimo, cuore ardente di un’Europa che attende di risorgere.

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